Montalto, nostro bene comune.

Angelici don Delfino*

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Sacerdote Angelici don Delfino
2^ Guerra mondiale

don delfinoAbbiamo avuto il piacere di conoscere Don Delfino da ragazzi, ed era il nostro confessore preferito, ma spesso quando aveva altro da fare, si rifiutava con una frase che rivelava il suo carattere mite, ma fermo: "Ho detto di no e basta!" Non c'era niente da fare.


Egli era nato a Patrignone, in contrada Lugugnano nel 1880. Durante la prima guerra mondiale perse due fratelli al fronte uccisi dal piombo tedesco ed ebbe lo stesso destino il povero sacerdote che fu colpito da un soldato tedesco nel suo seminario. Era l'otto marzo 1944 ed a Montalto erano insediati i soldati tedeschi che avevano preso alloggio nel collegio dei Padri Salvatoriani. Quella mattina avevano attuato un rastrellamento nella selva di Rovetino contro i partigiani e fu barbaramente ucciso il giovane patriota Gino Capriotti che alla fine fu sgozzato con un pugnale come si faceva una volta ai cinghiali.
Nella tarda serata dello stesso giorno, mentre la neve cadeva sulle strade avvolte nell'oscurità, nel silenzio rotto dai rari rumori ovattati, avvenne un altro fatto di sangue di cui fu vittima il povero Don Delfino.
Al secondo piano del seminario dormivano tranquillamente diverse orfanelle sfollate da Torino, appartenenti ad un collegio retto dalle suore di Carità di Santa Maria Ausiliatrice. In una stanza al primo piano erano in conversazione Don Delfino, Don Secondo Funari e Pasquale Spinucci, sfollato con la famiglia da Grottammare.
Un soldato tedesco ubriaco, reduce dalla spedizione contro i partigiani, bussò ripetutamente al portone e Don Delfino, piccolo ma coraggioso, non potendo immaginare chi fosse, scese ad aprire. Si sentì uno scambio di parole concitate. Il buon prete si oppose al militare che voleva entrare ad ogni costo, ma ogni tentativo fu vano.
don delfino1Nel silenzio della notte si sentirono secchi colpi di arma di fuoco e il giorno dopo dai fori lasciati dai proiettili sulle pareti delle scale che portavano in cortile, si capì che il sacerdote aveva tentato di fuggire, ma l'aggressore lo aveva inseguito e colpito con una scarica di mitraglietta e cadde ai piedi di un ciliegio. Il sangue tinse di rosso il manto di neve dove Don Delfino giacque per tutta la notte nel gelo lancinante. Soltanto all'alba alcuni militari tedeschi lo trovarono, lo portarono in una stanza del collegio ove si trovava il comando tedesco e lo deposero in un giaciglio quasi morente e gelato. Fu trasferito all'ospedale di Offida, ove dopo alcuni giorni di strazianti sofferenze, nonostante le cure premurosamente prestate, cessò di vivere il giorno 18 marzo 1944.
Aveva 63 anni. La sua semplicità e la schiettezza del suo carattere restano ancora nel ricordo dei ragazzi che lo conobbero. Nel luogo dove cadde fu posto un cippo alla memoria, ora avvolto dall'edera. La scuola Media gli ha intitolato l'aula magna e l'Amministrazione comunale la via della scuola. Il ricordo del martire sia esempio di altruismo alle nuove generazioni.

* In: AMBROGIO DI STEFANO, Montalto, storia di una città, Croma s.r.l., Grottammare 2009, pp. 197, 198

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