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Famiglia Capecci

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capecciIl cognome Capecci si consolida solo a partire dal 15 Settembre 1690 nella terra Acquaviva, mentre prima di allora la Casata portava il Toponimo "di Pietra Camela", oppure "a Petra Camela" (Pietracamela è un borgo montano attualmente in provincia di Teramo), luogo dal quale provenivano i primi capostipiti che si insediarono a Ripatransone.

E' documentata, nella Biblioteca Comunale di Ripatransone, una pagina manoscritta contenente la rappresentazione grafica di un blasone e il riferimento al cognome Camela. Questo foglio è in carta vergellata, con una buona porzione di filigrana ed è databile alla fine del 1500 / primi del 1600.

Lo stemma, vergato presumibilmente con inchiostro a scarsa componente

tannica e/o metallo gallica, raffigura il seguente blasone: "Scudo Accartocciato, partito: nel primo a sei bisanti (o palle) posti in cintura e sormontati da una corona radiata all'antica di 5 punte visibili,  nel secondo ad un leone alato e rivolto, armato e lampassato. Timbrato con l'elmo patrizio."

Lo Stipite documentato risulta essere Ser Antonio, nato presumibilmente a Pietracamela intorno al 1455 circa.

Il figlio, Ser Angelo, anche egli nato forse a Pietracamela nel 1485 circa, genera poi tre figli: lo Ill.mus D.nus Hieronymo e lo Ill.mus D.nus Lonardo (anche detto Nardo). Il terzo figlio è probabilmente Guardiano, che prende il nome dal castello che la famiglia possiede in colle di Guardia.

Nel 1571 Hieronymo fu consigliere comunale nonché delegato dai Domini Antiani per verificare la concreta rendita dei terreni e dei beni destinati dalla comunità di Ripatransone alla erigenda nuova Diocesi. Compito questo estremamente importante e delicato, poiché, contestualmente al rango di Diocesi, Ripatransone sarebbe poi stata elevata al grado di Città

Così infatti avvenne, sempre nello stesso anno del 1571, da parte del Papa Pio V. Il nome, il rango e l'incarico di Hieronymo sono documentati in diverse fonti :

Consigli Comunali dell'anno 1571, registro 37, carta 16 verso, nell'Archivio Storico del Comune di Ripatransone. Qui si leggono l'appartenenza al Consiglio Comunale e l'incarico di verificare le rendite per la nuova Diocesi.

Rogito notarile dell'anno 1571, manoscritto, Archivio Storico del Comune di Ripatransone. Qui Hyeronimo , insieme con suo fratello Nardo vendono al miglior offerente un castello rurale sito in Contrada Guardia, una casa colonica e un oliveto di 120 alberi. E, oltre a essere descritti come figli di Ser Angelo e nipoti di Ser Antonio di Pietra Camela, sono appellati col trattamento di Illustrissimi Signori.

"Erezione della diocesi di Ripatransone, pagine di storia religiosa marchigiana, sec. XVI" libro di Mons. Giovanni Papa, Edizioni Studia Picena, Fano 1976. Qui alla pagina 145 vengono pubblicati e specificati in nota il nome e i compiti di Hieronymo.

I Camela, o almeno la parte principale della famiglia, lasciano però quasi subito Ripatransone. Augustino, infatti, figlio di Antonio e nipote di Nardo, pur nascendo a Ripatransone muore a Gruptar ad Mare (Grottammare, in provincia di AP) nel 1649.

Augustino nasce a Ripatransone nel 1599, qui si sposa nel 1624 una prima volta con Donna Laudimia dei Ranaldi de Ripa ed ha il primo figlio, Joannes, nel 1629. Poi lascia la città.

Si stabilisce a Gruptar ad Mare e forse proprio in questa città contrae un secondo matrimonio con Donna Olimpia Julia. Il secondogenito, Domenico, nasce a Grottammare nel 1631 e poi si trasferisce a sua volta in Acquaviva (Acquaviva Picena in provincia di AP). Qui Domenico dà origine all'intero ceppo Piceno dei Capecci, non si hanno prima, infatti, notizie di altri Capecci in paese.

Nel 1690, e più precisamente il 15 Settembre, nasce una sua nipote, Anna Maria (figlia di un altro Augustino, il primogenito di Domenico), e in questa occasione appare per la prima volta la dicitura: "Augustini Dominici Capeccio et Donna Dianora", ovvero (figlia) di Augustino, di Domenico Capeccio, e di Donna Dianora."

Anche nella nascita di Maria Rosa, figlia di Philippus, il terzogenito di Domenico, avvenuta (sempre ad Acquaviva) il primo Luglio 1694, compare qualcosa di simile: "Philippi Dominici alias Capeccia et Donna Francisca", cioè (figlia) di Filippo, di Domenico altrimenti detto Capeccia, e di Donna Francesca. Il cambiamento di cognome da Cameli in Capecci, dunque, pure se in modo graduale è iniziato.

Il motivo che porta alla attribuzione a Domenico dell' appellativo Capeccia può essere spiegato analizzando il significato dello stesso soprannome. Una trasposizione dialettale derivante dal latino Caput-capitis (Capo). In vernacolo il termine Capeccia sta a indicare la parte superiore (del capo) della pregiata pianta del lino durante la sua lavorazione.

Da Valerio prende origine con il 1773, anno della sua nascita, una particolare curiosità storica della famiglia Capecci: il vezzo di chiamare con i nomi Valerio e Giuseppe ogni figlio primogenito, alternandoli tra una generazione e l'altra.

Un orgoglio, ma anche motivo di lutto per la famiglia, è Giuseppe, ucciso nel 1799 mentre difendeva, insieme ad altri cittadini, Acquaviva dai briganti – insorgenti (anti francesi) comandati dal bandito Sciabolone. Fu sepolto nella chiesa di San Nicolò di Bari ad Acquaviva.

Un aneddoto (non si sa quanto vero e quanto leggendario) su Giuseppe riguarda il fatto che egli prima di morire ebbe a pronunciare una frase in dialetto, molto ironica e al tempo stesso sprezzante: "Megghie na sciabbola dendre la panza che nu Sciabbolò dendre de case", che tradotto in Italiano significa: "Meglio una sciabola conficcata nella pancia piuttosto che un brigante come Sciabolone libero di scorrazzare in casa".

La sua morte in tale circostanza di assedio, nonché la sua sepoltura in chiesa, comunque, sono documentate sia dal relativo Registro dei Defunti della chiesa di San Nicolò, sia dal libro "Storia di Acquaviva Picena", di Gabriele Nepi.

Giuseppe, poi, il figlio di Valerio, risulta possidente ed abitante cittadino da un libro dello Stato delle Anime, nel periodo della metà dell' Ottocento circa.

Suo figlio, Valerio, come risulta dall' Archivio di Stato di Ascoli Piceno, acquista nel 1901 il palazzo di famiglia ad Acquaviva, di 5 piani e 13 stanze, che affaccia sulla piazza principale. Il palazzo, di costruzione molto antica (dallo stile piuttosto squadrato e semplice se ne desumersi una datazione alla fine del 1400 circa) affrescato

al suo interno, disponeva di una Cappellina privata che conteneva due importanti tele, opere del famoso pittore fermano Filippo Ricci nella metà del 1700.

In seguito una piccola nota di celebrità viene vissuta da Giuseppe Nicola (1880-1946) il quale, avendo la grande passione della buona tavola, è pregato dall' allora Podestà di Acquaviva di organizzare, nel palazzo di famiglia, una sontuoso banchetto in onore del Maestro Pietro Mascagni che venne ospite ad Acquaviva insieme al Baritono De Luca e all'Impresario Grand'Uff. Rossi.

Doveroso, infine, ricordare altri personaggi, cronologicamente tra i più recenti.

Tra di essi Valerio (1909 - 1990) che, come ricordato anche nel sopracitato libro "Storia di Acquaviva Picena" è Segretario Comunale, attivo prima nello stesso Municipio di Acquaviva dal 1944 al 1960, poi in quello di Offida e, infine, in quello di Monsampolo del Tronto.

Egli sposa una ricca ereditiera, Giovanna Maria Capriotti di Olivio, la quale avendo perso gli unici due fratelli maschi in un incidente automobilistico nel Dicembre 1937, mentre tornavano da Roma dove si erano recati per curare alcuni affari di famiglia, diviene erede di un ingente patrimonio composto da possedimenti terrieri, mulini, frantoi e altri beni immobili.

Il padre di Giovanna Maria, Olivio Capriotti, come risulta dall'Archivio di Stato di Ascoli Piceno era, fino al 1949, Enfiteuta dell'Abbazia di San Benedetto.

Di spicco uno dei due fratelli di Valerio: il Generale Altobello Valente, classe 1912, che, dopo una brillante carriera militare come Ufficiale nella Guerra d'Africa, entra nella Polizia di Stato salendo fino al massimo vertice conseguendo la medaglia d'oro Mauriziana.

Il figlio di Valerio, il Professor Giuseppe, classe 1938, è oltre che dirigente di un Ente regionale (Genio Civile), un validissimo storico dell' arte e pittore e viene nominato, nel 1980, Accademico "Gentium pro Pace" per meriti artistici.

Egli sposa nel 1969 , ad Offida (AP) Maria Teresa Vannicola la quale annovera tra i suoi antenati un Capitano della Milizia Civica del comune di Offida, nato nel 1619 e morto nel 1689.

Da questo matrimonio, nel 1970, nasce il primogenito Mauro Valerio e, nel 1974, nasce il secondogenito Gianmarco Duccio Alessandro.

Fonti:

·       Archivio Storico Parrocchia San Nicolò di Bari – Acquaviva Picena (AP)

·       Archivio Storico Parrocchia San Michele Arcangelo – Ripatransone (AP)

·       Archivio di Stato di Ascoli Piceno

·       Biblioteca Comunale, fondo antico  - Ripatransone (AP)

·       Archivio Storico Comunale – Ripatransone (AP)

·       Libro "Erezione della diocesi di Ripatransone, pagine di storia religiosa marchigiana, sec. XVI",  di mons. Giovanni Papa, Edizioni Studia Picena, Fano 1976

·       Libro "Storia di Acquaviva Picena", del prof. Gabriele Nepi, edito dalla Cassa Rurale e Artigiana di Acquaviva e Monteprandone, 1982

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