Montalto, nostro bene comune.

Mauro Valerio Capecci - San Benedetto de Tronto.

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capecci2003, un anno che senza dubbio ha segnato la mia vita per una vicenda personale non proprio piacevole. Finiva un amore, un grande amore durato tantissimi anni. Contemporaneamente, però, nasceva una grande amicizia ! Quella con Umberto, il prof. Umberto Guerra, grande Uomo e grande storico delle terre montaltesi; un grande amico insomma. Ricordo che mi contattò per chiedermi delle consulenze di Araldica, io risposi con piacere e da lì non abbiamo mai smesso di sentirci, né io di collaborare (indegnamente) alla realizzazione delle pagine web.

E' veramente un onore, oltre che un piacere, essere a contatto con Umberto. La sua dedizione alle tradizioni, la sua vasta cultura, la sua umanità e la sua freschezza, la sua simpatia, ne fanno un esempio da imitare e da stimare.

Ora son già dieci anni... 2013...

Perbacco come passa il tempo! Ma questo non ci turba, anzi, il decennio "montaltese" mi ha coinvolto sempre di più nella passione per l'araldica locale, facendomi crescere e migliorare in questo campo. E a Umberto voglio dire: "Umbè, carissimo amico mio, grazie per avermi coinvolto. E se ti sono (nel mio piccolo) stato utile, ne vado veramente orgoglioso.

E a proposito di cose araldiche montaltesi, magari sconosciute ai più, vorrei proporvi questa piccola riflessione che, chissà, magari andremo un giorno ad approfondire.

Sotto la punta dello stemma di Montalto Marche, proprio dove poggiano i due rami di alloro che si incrociano, c'è una figura strana che spesso non viene nemmeno riportata  quando qualche disegnatore abbozza una nuova immagine, probabilmente proprio perché in pochi sanno cosa sia. La forma squadrata e il colore azzurro/grigio marmo ci fanno chiaramente comprendere che  si tratta di un sepolcro. Anzi, il sepolcro per eccellenza, cioè il sepolcro di Gesù Cristo. Pare, infatti, che Papa Sisto V avesse fatto costruire la Cattedrale di Montalto proprio per farvi poi traslare, al suo interno, nella cripta, la tomba gerosolimitana del Cristo.

Attualmente, nella parte inferiore della Cattedrale, un'iscrizione del 1590 ci ricorda:
"D.O.M. PRO DOMINI CI SEPVLCHRI TRANSVECTIONE SIXTVS V. ROM. PONT. HOCCE TEMPLUM A FUNDAM. EREXIT AN. MDXC"
Cioè "Sisto V eresse questo tempio per la traslazione del Sepolcro di Cristo"

E poi ancora... Nel volume "Notizie intorno alla vera origine, patria, e nascita del sommo Pontefice Sisto V" (Ripatransone, 1754) l'autore, Pietro Andrea Galli, si esprime così:
«Si ha per tradizione che Sisto avesse pensiero d'ivi (cioè nel sotterraneo della Cattedrale, ndr) collocare il Santo Sepolcro di Gesù Cristo, ed in tal guisa, rendere Montalto una città assai popolata, e di gran concorso.
Se ciò sia vero, non possiamo con certezza affermarlo, solo ne accenniamo la voce precorsa, qualunque essa sia».

Inoltre, Ludovico Von Pastor nella sua "Storia dei Papi" (Roma, 1928) al vol.X, alla pagina 394 ci parla dell' Avviso del 18 febbraio 1587 (conservato c/o la Biblioteca Vaticana):
«Si va dicendo, che 'l Pontefice ha un pensiero gloriosisssimo di volere, cioè redimere di mano del Turco il Santo Sepolcro et servirsi in questo traffico delli più omnipotenti mezzi, senza riguardo di qual si voglia somma di danari, che la Porta di Costantinopoli adimandi, et di quali si voglia eccessiva spesa, che ci vada per havere quelo felicissimo sasso, che fu arca del nostro Redentore».

Naturalmente il Santo Sepolcro restò sempre a Gerusalemme (anche perché Papa Sisto V morì di lì a poco) ma a noi posteri è rimasta una grande memoria dei fatti, forse oggi ingiustamente  messa nel dimenticatoio, un piccolo pezzo di storia che dovremmo mantenere vivo e che, in ogni caso, ci ricorda come monito perenne quanto il Papa tosto era legato alla sua terra.

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