Montalto, nostro bene comune.

Un grande missionario piceno, BASILIO MASSARI (1870 - 1945), una vita per la Birmania.

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Sull'attività missionaria

Basilio Massari apparteneva all'Istituto per le Missioni Estere di Milano.

Nei programmi e nelle prospettive delle scuole missionarie, al primo posto si mettono, in genere, la civilizzazione e la conversione dei non cristiani: e que­sto è motivo di critiche, poiché si vorrebbe che al primo posto si mettessero motivazioni più pratiche, come la lotta alla fame e alla malattia; e mi sembra giu­sto.

La nostra mentalità è alquanto cambiata in confronto all'affannosa preoccu­pazione e al sacro fervore per la salvezza delle anime degli «infedeli»; ora la sen­sibilità primaria è quella di essere uomini veri prima che santi presunti, e di star vicino alle necessità umane di nostri simili, di alleviare le loro sofferenze, di curare le loro malattie, di migliorare il loro tenore di vita, di dar loro anche una dignità; e siamo convinti che il buon Signore non ci condanni per questo.

Ma in presenza di una vera e grande fede (qual si richiede ad un autentico missionario, che per la sua stessa scelta non può che considerare insufficiente una fede senza le opere), la missione vede in prospettiva anche l'affrancamento dei popoli dalla condizione di ignoranza, di miseria, di ingiustizia.

Nel primo '900 si cominciò a guardare con occhi diversi (più razionalmen­te) la missione, e anche questo fu un piccolo, ma importante segno: i «superio­ri» della propaganda missionaria ritennero necessario togliere «tutto quel vec­chio frasario che, puntando su episodi ridicoli e crudeli, sembrava aver di mira più il disprezzo che l'amore per i fratelli infedeli»4.

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